Un pallone da calcio che, dal campetto d’erba, ruzzola dentro la vecchia palestra. Giulia, una bimba di nove anni che preferisce correre nel fango anzichè vestire le bambole, lo insegue per recuperarlo.
Entra in quella scatola di cemento con in mezzo due pali e una rete; si trova davanti ragazze più grandi, impegnate in un gioco “strano”, a lei sconosciuto. “Sono rimasta in silenzio per qualche minuto ad osservare quel nuovo modo di trattare il pallone e poi… – sospira – poi la vita”.
E’ nato così per gioco, soprattutto del destino, una passione, un amore o, come la definisce lei con tutta la sua allegra spontaneità, “una droga di cui non posso più fare a meno”.
Tredici anni anni dopo, Giulia, la “bambina maschiaccio” che giocava a calcio é una bellissima donna, solare, frizzante, travolgente.
Tredici anni dopo quella palla da volley scoperta per caso é diventata la sua vita. Se l’é tatuata indelebile nella mente, nel cuore e sul collo
“Si, il tatuaggio sul collo l’ho fatto a diciotto anni. É incompleto perché – sorride con piglio – devo aggiungirci la data di quando esordirò in serie A. L’ho promesso a me stessa”
Per la naturalezza, la simpatia, l’entusiasmo e la forza con cui rivendica il suo sogno, sembra di aver di fronte quella bambina di nove anni appena entrata in palestra.
E forse é questo il suo segreto: la potenza con cui sogna é la stessa che mette ogni volta in campo, la stessa con cui in un istante innalza muri invalicabili per le avversarie o schiaccia a terra sassate che lasciano il segno nel taraflex.
Lei Giulia Rigon, classe 95, centrale che nella sua carriera ha giocato in tutti i ruoli tranne il libero, é una delle artefici della promozione in B1 della Futura Volley Giovani, il sodalizio-famiglia creato e gestito magistralmente da Franco e Michele Forte. La squadra amalgamata in un’estate che in nove mesi ha vinto il campionato.
《E la Coppa Italia di categoria? Non dimenticarla! Scrivi anche la coppa mi raccomando! Che emozioni! che storia…》
É un fiume in piena questa ragazzona di 183 centimetri ed é bellissimo farsi trascinare dal suo entusiasmo, dalla sua intelligente leggerezza e dalla sua spontaneità.
《Ci ho messo un pò, ma quando ho realizzato che eravano in finale di Coppa ho preso una camomilla》.
Divertente, ironica, romantica; al tempo stesso essenziale e concreta.
《Sia la coppa che la promozione sono state due vittorie di squadra, ottenute per merito di un gruppo straordinario, il migliore in questi miei primi dodici anni di carriera. Un gruppo coeso, coriaceo, quasi invincibile, costruito su due pilastri: la straordinaria umiltà delle piu grandi, delle veterane, con la loro capacità di essere un esempio di umanità e poi la schiettezza di affrontare sempre e subito anche la più piccola incomprensione》.
E schiettezza ed umiltà sono due concetti a lei molto cari, due cardini su cui si basa la sua vita e la sua carriera. Dietro a quella mai arrogante esuberanza si cela una ragazza che per inseguire i suoi sogni ha fatto sacrifici, rinunce e chilometri. Tanti. Come quando, per tre anni della sua vita, ha scelto di fare esperienza nel campionato elvetico. In Svizzera lontano da amici, da genitori e da quel nonno materno (Damiano Capodivento, ndr) che é sempre stato il suo primo tifoso.
《So – sgrana gli occhioni Giulia – che lui, ciclista professionista, vincitore di prestigiose gare internazionali tanto da entratrare a far parte della squadra nazionale, avrebbe voluto vedermi in sella ad una bici ma, credo, che sia comunque felice della strada che ho intrapreso. A proposito – sospira romanticamente la centralona lombarda – colgo l’occasione per ringraziarlo: l’esempio, gli insegnamenti di sport e di vita che ogni giorno mi da, sono per me essenziali”
E ascoltandola, osservandola, guardandola sorridere si capisce che Giulia ha avuto ottimi maestri e soprattutto che ha, con straordinaria umilta, tanta voglia di migliorarsi, di crescere ancora, di imparare.
《Imparare e divertirmi》 puntualizza con il sorriso. Poi si fa seria:《Il complimento più bello in assoluto che mi hanno fatto é stato dirmi che dal modo in cui gioco a pallavolo traspare che mi sto divertendo. E spero sia sempre cosi, anche in futuro》.
A proposito di futuro: per Giulia c’é un’altra annata con la maglia della Futura, in B1. Nuove stimolanti sfide in una categoria più “cazzuta”.
Quello che succederà poi beh, lo dirà la vita. Certo, dopo un paio d’ore di chiacchierata con lei, difficile immaginarla lontana da un campo di volley e da quella palla.
《E sì – ride Rigon – Lello (Raffaele Di Vito, ndr), l‘ allenatore a cui devo gran parte di ciò che sono, dice che sono come un cane nel parco: se vedo una palla, impazzisco e le corro dietro. Non riesco a trattenermi》.
E in questo paragone bizzarro, divertente, insolito e romantico c’é l’essenza di Giulia Rigon.
E di questo “cane nel parco” giocherellone, pazzerello, vispo, intelligente, sono certo, ne sentiremo ancora parlare.
Giulia e “il cane nel parco”

Bravissima intervista Giulia Rigon, traspare tutto quello che c’è in tè ,sono commosso e fiero . Il tuo papà